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Giulia

Nel Luglio del 2015 avevo 25 anni, un marito e un bellissimo bambino di 2 anni.
Ho sempre avuto una sensibilità particolare, cosa per la quale sono stata spesso derisa. Un giorno però ho percepito qualcosa di strano al basso ventre, sulla parte destra, proprio sopra alle ovaie.

La sensazione era come una sfera che non fosse “parte di me”.
Con mio marito si pensò ad un’ovaio ingrossato, ma dopo un mese lo sentivo più grande ed erano aumentati i problemi di salute.
Pretesi un’ecografia con insistenza ed entrai fortunatamente in un giro di emergenze che mi portò a conoscere il Dott. Merli, primario di ematologia.
Sapevo che non era un buon segno e con mia madre entrai per la prima volta nello studio del primario.
Ancora adesso, dopo 3 anni, ricordo come fosse ieri come mi parlò.
Linfoma. Quarto stadio.
Aveva raggiunto ogni parte del mio corpo escluso, per fortuna, il midollo e la testa.
Ne avevo sempre avuto paura, dopo aver perso a 11 anni una nonna per una malattia simile.
Ero sempre accompagnata dal pensiero che un giorno potesse toccare anche a me, ed ora stavo affrontando la mia più grande paura di sempre.
Ricordo uno ad uno quali sono stati i miei pensieri, nello studio di Merli. Ricordo tutte le lacrime.
Da quel giorno è iniziato così il mio percorso di 6 mesi in ematologia, che sarebbe terminato con un auto-trapianto.
Ero decisa di non potermi arrendere, che avrei lottato. Tutta la mia famiglia mi è stata accanto e sono tutti stati rocce a cui aggrapparmi.
Non ho avuto un percorso di day hospital, ero sempre in reparto. Rientravo a casa solo per 6 giorni, una volta al mese, per riabbracciare mio figlio.
È stata molto ma molto dura, in alcuni giorni me la sono vista brutta parecchio.
Ma nello staff di ematologia – OSS, infermieri, ricercatori, la capo reparto e tutti i medici – ho trovato una seconda famiglia.
Mi sono sempre stati vicino, per sostenermi, soprattutto quando le cose si facevano difficili.
Erano lì anche nelle discussioni, proprio come a volte succede tra persone che si vogliono bene, perché non avrebbero gettato la spugna. Anche se a me mancava la forza, la lucidità e la pazienza.
Non riesco a descrivere l’affetto enorme che provo per ognuno di loro, non so ringraziarli tanto quanto vorrei.
Perché grazie ad ognuno di loro io ora sono viva, posso tornare a fare ogni cosa che tutti noi diamo per scontato e vedo crescere il mio bambino.
Ma ringrazio ogni giorno il Dott. Merli per ogni singola parola, per ogni volta che veniva a controllare come stavamo e augurarci buona giornata, per ogni volta che mi guardava e decideva il da farsi anche ascoltando le mie parole, per tutte quelle volte in cui ero spaventata e arrabbiata dove mi ha con fermezza riportato alla calma, per tutte le risate e per tutto ciò che ha fatto per garantirmi il mio “oggi”.
La sua grande esperienza e la sua umanità mi hanno dato quella speranza e quella forza che pensavo di non possedere.
A lui vanno tutta la mia stima, ammirazione e il mio affetto. Lui che considero come un padre.
Perché :”anche se non siamo famigliari, lo siamo diventati”.
In conclusione, vorrei aggiungere un pensiero che fa di me quella che sono: non arrendersi e non smettere MAI di lottare per ciò che conta davvero.

Giulia Merli




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