Report Ematologia

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2025: per crescere ancora

“Il quadro complessivo è quindi quello di un reparto in salute: nel 2025 ci aspettiamo di raccogliere i frutti di quanto seminato nel 2024”.

Questa era la frase che chiudeva la presentazione del report dello scorso anno. Esprimeva un concetto corretto, gli anni in cui si semina sono necessari, ma è anche vero che lasciano sempre un senso di insoddisfazione e di incertezza: il fatto che l’anno successivo si raccolga è una speranza, ma non potrà mai essere una certezza. Siamo stati fortunati (e un po’, forse, anche bravi), nel 2025 abbiamo effettivamente raccolto i frutti per i quali avevamo seminato nel 2024 con l’ampliamento del reparto di Degenza e l’aumento del personale infermieristico ed OSS: ad Aprile 2025 è stata somministrata la prima CAR-T commerciale a cui ne sono seguite altre quattro ed è stato avviato il trapianto di midollo da donatore compatibile non famigliare (MUD: matched unrelated donor) per complessive otto procedure a fine anno.

Se scorriamo le tabelle del report non c’è molto da commentare, si leggono unicamente dati in crescita (in taluni casi in modo eclatante) in tutte le voci prese in considerazione: dal numero dei ricoveri, al numero dei trapianti, all’attività ambulatoriale. Particolarmente significativo il fatto che oltre il 30% dei ricoveri provenga da fuori provincia, in una Regione ad alta densità di reparti di Ematologia (nove); d’altronde questo indice di attrazione indica che i pazienti provenienti da fuori provincia sono stabilmente oltre il 20% da parecchi anni.

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Naturalmente questi numeri nulla dicono del lavoro incessante, meticoloso, sia clinico che organizzativo (da questo punto di vista penso ai cambiamenti messi in atto – in particolare grazie all’opera della dott.ssa Alessia Tieghi, della Coordinatrice Stefania Grasselli e della Case Manager Doria Valentini – per rispondere alle necessità conseguenti all’introduzione di nuove terapie) che sta dietro a questi progressi e che riguarda tutte le figure professionali presenti in Ematologia, ciascuno per il proprio ruolo. Fra i cambiamenti organizzativi e di organigramma è da annoverare ad inizio 2025 il riconoscimento formale della dott.ssa Annalisa Imovilli alla Direzione del Programma Trapianti di midollo osseo aziendale, dando evidenza ad un ruolo svolto, nei fatti, ormai da anni. Ma soprattutto, i numeri nulla possono dire circa il fatto che a questa crescita dell’Ematologia concorrono attivamente altre Unità Operative del nostro Ospedale, alle quali è stato chiesto uno sforzo di adeguamento perlomeno pari al nostro. L’introduzione dei trapianti MUD e l’avvio delle CAR-T ha richiesto un significativo aumento di raccolte aferetiche e di trasfusioni ed un considerevole impegno organizzativo al Centro Trasfusionale diretto dalla dott.ssa Erminia Di Bartolomeo e parimenti una disponibilità senza limiti di orario al Laboratorio di Criobiologia della dott.ssa Barbara Iotti (le cellule staminali dei donatori MUD provenienti da ogni parte del mondo vanno accettate a qualsiasi ora del giorno…e della notte).

Un numero non esiguo dei nostri ricoveri riguarda pazienti, provenienti da tutta Italia, affetti da quella rara forma di linfoma che interessa il corpo vitreo dell’occhio e ciò si deve al fatto che il dott. Luca Cimino dell’Immunologia oculare è il maggiore esperto italiano in materia. La rapidità dei tempi dell’Ospedale di Reggio Emilia per la diagnosi istologica di linfoma (la patologia onco-ematologica più frequente in Ematologia) non ha rivali in Italia, grazie al Centro di Ecografia ed alla rara manualità del dott. Guido Menozzi, che consentono ad un gruppo dedicato ed esperto di emo-linfopatologi (dott. Riccardo Valli, dott.ssa Magda Zanelli, dott. Stefano Ricci) di avere materiale sufficiente per la diagnosi grazie ad una semplice agobiopsia ecoguidata (tempi di attesa pari a zero) senza dover coinvolgere chirurghi, anestesisti e senza la necessità di una sala operatoria (e conseguenti tempi di attesa); sempre più frequentemente ematologi di altre parti d’Italia ci chiedono la possibilità di accedere al Centro di Ecografia del dr Menozzi per risolvere casi in cui la sede da biopsiare sia particolarmente difficile da raggiungere a meno di interventi chirurgici maggiori. Alla diagnostica di laboratorio, poi, concorrono da sempre, adeguandosi alle novità richieste dalle nuove tecniche di indagine la sezione ematologica del Laboratorio di Analisi Chimico-Cliniche del Santa Maria Nuova (in particolare le dott.sse Rosina Longo, Laura Albertazzi, Orsola Bonanno ed Elena Magnani) ed il Laboratorio di Genetica (dott.sse Monia Rinaldini e Veronica Bizzarri). Tutti questi esempi (e ce ne sarebbero molti altri: Malattie Infettive, Radiologia…) ci ricordano che nessuno può curare le malattie ematologiche da solo, che è necessaria una crescita armonica e simultanea di tutte le strutture che concorrono a questa attività e che se, spesso, il proscenio è dell’ematologo, ciò è possibile grazie al lavoro di moltissimi colleghi che operano in altre Unità Operative che appaiono meno, ma sono ugualmente indispensabili. Di questi colleghi e di queste Unità Operative dobbiamo avere cura e raccomandarne la tutela come se fossero parte integrante dell’Ematologia.

Nelle voci in crescita ho volutamente tenuto in coda la sezione riguardante la ricerca ematologica (di cui è responsabile il prof. Stefano Luminari) che per il suo ruolo strategico nell’IRCCS meritava un paragrafo a parte: nel 2025 l’Ematologia ha toccato il numero massimo di pubblicazioni annuali mai raggiunte: settantuno (in pratica sei al mese, più di una alla settimana !), con un parallelo incremento dell’impact factor medio (7.2); a tale dato concorre significativamente il numero di pubblicazioni infermieristiche (dato quasi unico in Italia) con 13 pubblicazioni , grazie all’infermiere di ricerca Stefano Botti (fra l’altro, premiato nel 2025 al meeting annuale dell’European Bone Marrow Transplantation – EBMT con il Distinguished Merit Award). Nell’attività di ricerca insostituibile è l’apporto delle Clinical Research Coordinator dell’Ematologia coordinate dalla dott.ssa Caterina Mammi, che supportano con tempestività e precisione ogni richiesta di dati per condurre le singole ricerche ed operano quotidianamente con grande profitto nonostante le numerose difficoltà dovute alla carenza di personale stabilizzato. Anche nella la ricerca, per far decollare lavori ematologici “made in Reggio” sono state e sono decisive le collaborazioni interne all’Ospedale, in particolare con il Laboratorio di Ricerca Traslazionale diretto dalla dr.ssa Alessia Ciarrocchi (in specifico le ricercatrici Benedetta Donati e Valentina Fragliasso), con la Medicina Nucleare della dott.ssa Angelina Filice (segnatamente il dott. Durmo Rexhep e la dott.ssa Anna Chiara Arnone), mentre soprattutto nel contesto delle ricerche della Fondazione Italiana Linfomi (FIL) è da sempre attiva una stretta collaborazione con la Radioterapia della dott.ssa Cinzia Iotti (grazie al gruppo che si occupa di linfomi coordinato da una radioterapista di grande esperienza nel settore come la dott.ssa Patrizia Ciammella e completato dai dottori Emanuele Alì e Simona Marani). L’Ematologia può dire di avere compreso con chiarezza lo status di IRCCS della nostra Unità Sanitaria e senza presunzione si può affermare che in termini di produzione scientifica ne è da sempre la locomotiva.

Infine c’è un dato che caratterizza tutta l’attività del nostro reparto e ne è, da sempre, la cifra stilistica e sostanziale. E’ l’attenzione al paziente: l’empatia, la gentilezza, il chinarsi amorevolmente su chi sta attraversando un momento di sofferenza (pazienti e famigliari) non sono un plus, ma il pre-requisito per lavorare nell’Ematologia di Reggio Emilia. Pochi giorni fa una giovane paziente proveniente da un’altra città (e da un’altra Ematologia) mi ha detto: “Lei dirige un reparto fotonico (!). Sono tutti bravi e gentili”. Di questi  riconoscimenti, molto frequenti nella nostra quotidianità, dobbiamo una particolare riconoscenza al personale infermieristico e agli operatori socio-sanitari: sono loro che spendono la maggior parte del tempo accanto ai pazienti. Sono soprattutto loro che danno ai pazienti l’idea di trovarsi in un posto sicuro, orientato alla loro tutela e creano il clima di serenità e (perché no?) anche di allegria che i pazienti respirano all’interno delle sezioni di degenza e di day hospital, pur nelle difficoltà della malattia.
Anche su questo aspetto, fondamentale per una piena realizzazione di un reparto ospedaliero, i numeri non sarebbero in grado di dire nulla (come si misura l’empatia?) ed anche in questo caso siamo debitori ad altri: la Psico-Oncologia, tramite le dott.sse Silvia Filiberti (collaboratrice storica del nostro reparto) e la dott.ssa Silvia Di Leo, si prende cura non solo di pazienti e famigliari perché possano affrontare nel migliore dei modi la prova della malattia e delle terapie, ma anche del benessere degli operatori, che, per il tipo di lavoro svolto (la cura di malattie onco-ematologiche con percorsi di cura spesso di lunga durata, l’incertezza degli esiti, una utenza frequentemente rappresentata da giovani), sono sottoposti ad uno stress che, a volte, può apparire non sopportabile.

Il pensiero ed il ringraziamento conclusivo vanno al “collaboratore per eccellenza” dell’Ematologia che è il GRADE (Gruppo Amici dell’Ematologia), alla sua Direttrice Valeria Alberti e a Domizia Dalia e a tutti i numerosi volontari, spesso legati a noi da pregresse storie personali o famigliari di malattia ematologica. Tutti noi operatori dell’Ematologia dovremmo avere a cuore le sorti di GRADE. Senza GRADE l’Ematologia non sarebbe quello che è, non avrebbe portato a termine progetti, a prima vista, visionari sia in termini di nuove strutture, di acquisizione di personale, di strumentazioni, di promozione della ricerca scientifica; tutto questo prodigarsi di GRADE da quasi quarant’anni a favore dell’Ematologia, talora andando in “direzione ostinata e
contraria”, è un patrimonio tanto più indispensabile in un momento in cui i contributi alla sanità pubblica vanno pericolosamente riducendosi.
In copertina si vede il profilo del CORE proiettato verso l’alto. Esprime il desiderio e il destino dell’Ematologia, che sono quelli di crescere ancora. Per il 2026 credo di essere facile profeta affermando che i numeri (che non sono tutto, ma sono importanti) ci premieranno nuovamente. Il mio personale pronostico è che nel 2026 le CAR-T somministrate saranno più di venti, i trapianti oltre cinquanta con un ulteriore incremento delle procedure allogeniche, le pubblicazioni scientifiche si manterranno elevate e, se la politica regionale sarà lungimirante, l’Ematologia di Reggio intraprenderà, come merita per il lavoro svolto in questi anni dalla dott.ssa Micol Quaresima sempre con la collaborazione di una efficiente rete di specialisti ospedalieri di altre
discipline, la terapia genica nelle emoglobinopatie. Chi ci sarà, vedrà.

Buon futuro, Ematologia!

Francesco Merli, Direttore dell’Ematologia e Presidente Fondazione GRADE

Report Ematologia

Ogni anno GRADE redige un report che riporta i risultati e i dati raggiunti dal Reparto Ematologia per tracciare l’efficacia dell’attività del reparto. Nei Report sono riassunti i medici coinvolti e gli obiettivi raggiunti nell’anno in corso, raffrontati con i dati degli anni precedenti.
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