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Giuliana

Giuliana

Giuliana ha 48 anni e una splendida famiglia. Nel 2008, scopre di avere il Linfoma di Burkitt e una forza che non sapeva di avere. La stessa che le ha permesso di andare avanti, di guarire e di farsi un meritato regalo: la sua moto!

Sono Giuliana di Reggio Emilia, 48 anni, sposata con Stefano e mamma di Federico e Missi, la nostra bassottina.
La mia storia inizia così: non stavo bene da alcuni mesi, ero molto stanca, ma il fatto di essere sempre stata dinamica e sportiva, faceva pensare a stress e spossatezza dovuti al caldo di quell’estate del 2008. Ogni tre settimane andavo dalla dottoressa: dalle visite non risultava niente di anomalo, anzi a novembre ho anche donato il sangue! Dopo una sciata indimenticabile dell’8 dicembre, la mia pancia sembrava un melone e così ho deciso di fare l’ennesima visita, da qui la sorpresa.

Ricordo ancora la faccia stupita della dottoressa che esclama: “qui c’è una massa che venti giorni fa non c’era!”. Mi sono ritrovata il giorno stesso ricoverata d’urgenza e dopo cinque giorni operata per un Linfoma di Burkitt. Questo Burkitt non lo conoscevo! Mi dicevano che veniva dall’Africa, ma io in Africa non ci sono mai stata! Per mia fortuna è capitato tutto all’improvviso, infatti per cinque mesi non ho realizzato quello che stava capitando, ero un po’ incosciente!
Non ricordo chi mi disse: “non saprai mai quanto tu sia forte fino a che essere forte non diventerà l’unica scelta possibile”.
È verissimo! In realtà la forza vera te la dà chi ti sta vicino senza mollare mai, sopportando col sorriso irrequietezza e preoccupazioni: la famiglia, gli amici, il meraviglioso Reparto di Ematologia. Ho scoperto una parte di me che non conoscevo, una forza che non sapevo di avere, che mi ha permesso di andare avanti a testa bassa.

Ho avuto momenti di sconforto, ma mai veramente paura, la fiducia nei dottori era totale. Facevo la chemio ricoverata nella mia stanza e sapere che loro erano lì vicino, mi rassicurava.

A casa ritrovavo le mie sicurezze, la mia serenità, anche se appena stavo un po’ meglio telefonavo alla caposala perchè secondo me ero pronta per il ciclo successivo e lei mi diceva: “nessun paziente mi ha mai chiamato per essere ricoverato!”. Non volevo perdere tempo, ma chiudere questa parentesi, tornare alla vita di tutti i giorni, alle “litigate” con mio figlio quindicenne e alle passeggiate con il mio cane.

Ora mi dicono che ero veramente una rompiscatole, che non stavo mai zitta, che a volte per colpa di internet volevo saperne più dei medici. In alcuni momenti sono stata anche molto arrabbiata per quello che mi stava capitando perchè mi sentivo debilitata e “vecchia”, poi pensavo che bisogna guardare anche il lato buono delle cose: ho conosciuto persone meravigliose, sono nate delle fantastiche amicizie con altri pazienti, ci siamo fatti anche delle belle risate, sono cambiate le mie priorità.
Ora per via delle cure mi stanco molto facilmente, ma trovo sempre l’energia per dedicarmi a ciò che veramente mi interessa: il volontariato per aiutare la nostra Ematologia di Reggio Emilia nella realizzazione del nuovo Centro Oncoematologico, la ricerca… e gironzolare con la mia moto, regalo meritato per la mia guarigione!